Mercato dell’usato: il 2026 apre con una brusca frenata. È il peggior calo da tre anni
L’anno nuovo non porta buone notizie per il comparto del mercato dell’usato in Italia. Secondo le ultime rilevazioni dell’UNRAE, il mese di gennaio si è chiuso con un bilancio decisamente negativo: 438.975 passaggi di proprietà, un volume che si traduce in una contrazione del 6,7% rispetto allo stesso mese del 2025. Per trovare un trend così ribassista bisogna tornare indietro di oltre tre anni (40 mesi per l’esattezza). Il divario appare ancora più netto se paragonato ai livelli pre-Covid del 2019, rispetto ai quali manca all’appello quasi il 10% dei volumi.
La flessione ha colpito trasversalmente tutto il settore: i trasferimenti netti sono calati del 7,3%, mentre le minivolture (i passaggi a favore dei concessionari) hanno registrato un -5,8%.
La fine dell’era del Diesel: sorpasso o pareggio?
Il dato tecnico più eclatante di questo inizio 2026 riguarda la composizione delle vendite per tipo di motore. Per la prima volta nella storia recente, benzina e diesel si trovano appaiate con una quota di mercato identica: il 39,2%. Mentre il gasolio continua a perdere terreno (quasi 4 punti in meno in un anno), la benzina resta stabile.
Parallelamente, si consolida l’avanzata delle motorizzazioni green:
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Ibride (HEV): balzano all’11,2% (erano all’8,9% un anno fa).
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Elettriche (BEV) e Plug-in: pur restando nicchie, crescono rispettivamente all’1,1% e all’1,5%.
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GPL e Metano: mantengono le loro posizioni, stabili intorno al 5,7% e 2,1%.
Compravendite: i privati trainano, soffrono i professionisti
Cambiano anche le abitudini di acquisto. Il canale principale resta quello degli scambi tra privati, che oggi copre il 57,6% delle transazioni totali. Al contrario, i saloni e i rivenditori perdono quota, scendendo al 37,7%. Questo fenomeno è in parte compensato da un leggero aumento delle auto-immatricolazioni e da una timida ripresa del settore noleggio.
Geografia dell’usato e anzianità del parco auto
A livello regionale, la classifica non subisce scossoni. La Lombardia si conferma la “locomotiva” con il 16,1% delle transazioni, seguita da Lazio (9,6%) e Campania (9,3%). Nota di rilievo per la Sicilia, che riconquista la quarta posizione superando di un soffio il Veneto.
Tuttavia, il dato che desta più preoccupazione è l’età dei veicoli in circolazione. In Italia, quasi una macchina usata su due (il 49,8%) ha più di dieci anni. Nonostante una piccola crescita nelle vendite di auto “fresche” (sotto l’anno di vita), il mercato fatica a ringiovanire in modo strutturale, con il segmento delle vetture tra i 4 e i 6 anni che segna invece un calo marcato.
Il nodo delle minivolture
Anche nel mercato all’ingrosso (minivolture) si respira aria di cambiamento. Sebbene il diesel resti la scelta preferita dai professionisti che ritirano l’usato (41%), il crollo è evidente rispetto al passato. Guadagnano invece spazio le ibride (15%) e le elettriche pure, che iniziano a popolare i piazzali dei rivenditori con percentuali vicine al 2%.
Cosa aspettarsi dai prossimi mesi?
Dopo un 2025 che si era chiuso con il segno più (+3,1%), questo stop improvviso rappresenta un campanello d’allarme. Resta da capire se il tonfo di gennaio sia legato a fattori contingenti e stagionali o se l’incertezza economica stia spingendo gli italiani a rimandare ulteriormente il cambio dell’auto. I dati della primavera saranno fondamentali per definire la rotta di un mercato che, al momento, sembra aver perso lo slancio degli scorsi mesi.